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trasformazioni sociali in Emilia Romagna: le pari opportunità Stampa E-mail
monica donini   
mercoledì 07 novembre 2007
da Liberazione - Supplemento Emilia Romagna, del 27 ottobre 2007



Nella nostra riflessione sull'Emilia-Romagna, correttamente impostata sulla necessità di indagare le trasformazioni sociali, economiche e culturali che sono intervenute negli ultimi anni a modificarne "il modello", ritengo utile introdurre il tema delle pari opportunità, utilizzando come indicatore della qualità sociale la condizione delle donne in questo nostro spazio di iniziativa politica e in questo nostro tempo. Quando Guido Pasi nel suo intervento (pubblicato due settimane fa) ci stimola a individuare "interlocutori sociali potenzialmente interessati" a contribuire alla sfida che la sinistra lancia nel confronto con le forze moderate e li individua "nei soggetti che hanno interesse all'esistenza di servizi pubblici, di un territorio ordinato e vivibile e che affidano la loro sicurezza sociale a dinamiche lineari: aumenti di stipendio, servizi a basso costo, trasporti pubblici efficienti e fruibili... " io penso alle donne.

Non lo dico solo alla luce di una consapevolezza che mi nasce dall'appartenenza di genere, o da anni di lotta e rivendicazione per l'emancipazione femminile, ma per il contributo scientifico che recenti ricerche possono offrire all'inchiesta sociale nella quale ci stiamo cimentando. Pochi giorni fa, infatti, sono stati presentati i risultati di un'indagine, realizzata da PublicaRes su commissione della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative regionali, dal titolo "La Road map delle pari opportunità". Questo lavoro, fra le altre cose, ha il pregio del contributo innovativo in un Paese dove ancora non esistono statistiche ufficiali di genere complessive e non settoriali. Il campione, molto rappresentativo, è indagato su base nazionale, ma i dati sono presentati con distribuzioni regionali e offrono la possibilità di elaborazioni interessanti. Per necessità di sintesi farò solo alcune brevi e non esaustive considerazioni, indicando però la ricerca - recuperabile dalla sezione news del sito www.parlamentiregionali.it - come strumento di approfondimento e lavoro successivi.

Un dato emerge chiaramente anche dal campione emiliano-romagnolo: la via delle pari opportunità appare come una strada aperta in una steppa culturale, in cui prima ancora della difficoltà asottoporre a negoziato i bisogni del mondo femminile è ancora difficile riconoscerli e assegnargli valenza e valore.

Le pari opportunità sono da ritenersi un indicatore rappresentativo della condizione sociale generale, sono il terreno di confronto fra Istituzioni, società e domande collettive; sono il risultato concreto delle capacità di progresso della società attraverso un nuovo e sempre rinnovato dialogo-confronto fra funzioni di governo politico, di azione economico e culturale e di rappresentanza dei bisogni reali e concreti di tutte le parti della comunità.

Le donne interrogate sui loro bisogni, infatti, indicano come prioritari obiettivi che hanno valenza collettiva: le scelte per una facilitazione delle conciliazione tra vita privata e attività lavorativa, l'aumento dei servizi pubblici, la stabilizzazione, la sicurezza del lavoro e parità salariale.

La mancanza di sicurezza è uno, forse il principale, fattore che incide sul diritto di cittadinanza delle donne poiché, al di là del rischio di violenza concreta, la sua percezione invasiva e reale limita non solo le possibilità fisiche, ma incide anche sulla serenità e sulla libertà di vivere e godere della società. Le donne, però, come emerge dall'inchiesta, sono convinte che limitare ulteriormente gli spazi di libertà attraverso risposte solo repressive e securitarie non sia la soluzione. Ciò che va cambiata è la complessiva visione culturale e di mentalità della società, insomma coerenza fra mezzi e fini.

È in questo appello alla coerenza che si inserisce la domanda di una maggiore presenza - e non mera rappresentanza - delle donne nei "luoghi decisionali": le donne non sono una categoria sociale, che può condizionare i processi attraverso metodi sindacali, ma esse sono oltre il 50% dell'umanità e, perciò, ogni modello di democrazia risulta imperfetto e destinato a non produrre progresso se non tiene in debito conto questo dato oggettivo.

A questo proposito sono interessanti alcune osservazioni che Alain Touraine fa nel suo ultimo libro "Un nouveau paradigme", cercando di individuare gli strumenti per un necessario e indispensabile nuovo dinamismo sociale e democratico per le società post-industriali e globalizzate, partendo dalla ricomposizione delle tanti polarizzazioni presenti oggi nella società.

Un'azione di ricomposizione che Touraine assegna principalmente al mondo femminile, l'unico per sua essenza, ma anche per sua storia sociale, a essere in grado, nel processo di conquista e di definizione del suo ruolo nella società, di procedere anche verso un superamento collettivo delle tante differenze e distonie, soprusi e discriminazioni, presenti nella contemporaneità.

Monica Donini è Presidente Assemblea Legislativa Regione
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